Dark segue le indicazioni per localizzare la cripta dei vampiri e si reca nella chiesa in cui anni prima avvenne un massacro a sfondo religioso.
Paura e ribrezzo.
Come avrebbe potuto non provarne?
Come avrebbe potuto dimenticare quella notte di due anni prima in cui le sue fantasie più cupe avevano preso d’improvviso corpo trasformandosi in un incubo che mai avrebbe avuto il coraggio di sognare?
Quello che immagini lo puoi anche fare.
E lui aveva assistito terrorizzato, ma immobile, a quel massacro, quasi affascinato da una situazione così estrema.
I numerosi cadaveri non avevano suscitato in lui alcuna pietà, come se la morte, ineluttabile evento fisiologico per tutti, fosse per lui il momento più insignificante della vita di un uomo, in qualunque modo essa avvenisse.
Ed il fatto che fosse crocifissa una persona, che considerava un idiota, l’aveva reso ancora più indifferente al trapasso di quegli individui.
Ma non era forse quell’uomo, che si era arrogato il diritto di mutilare ed uccidere dieci ragazze per i suoi grotteschi principi religiosi, il primo ad aver offeso la vita portandovi in maniera tanto brutale la morte?
Per quale motivo avrebbe dovuto provare compassione mentre lo legavano alla croce e con la sparachiodi gli perforavano gli arti?
Provava pietà solo per quelle ragazze che, allettate dall’idea della ricerca della purezza, avevano pagato le conseguenze della paranoia altrui.
Per questo Dark non provò mai il desiderio di fermare i satanisti mentre uccidevano: odiava chi si arrogava il diritto di decidere per gli altri come vivere, imponendo con la violenza dogmi e regole di dubbia origine.
Lo scontro tra due fazioni che rappresentavano le facce della stessa medaglia arrugginita era uno dei tanti segni della futura implosione di un sistema basato solo su imposizioni e rigidi schemi comportamentali.
Aveva sempre lottato contro la pena capitale, largamente applicata in Indhastria, ma non riusciva più a scorgere negli umani degli esseri viventi, ma aborti meccanici senza personalità guidati dal Sistema.
Per questo ebbe l’impressione di assistere non ad una vera e propria esecuzione, ma alla fine di un’esistenza insulsa che invece aveva saputo offrire solo morte e, fatto ancor più grave, stupidità.
Rifletteva che se davvero non era più in grado di vedere vite da difendere ad ogni costo, allora il suo odio per la specie umana era ormai evoluto allo stadio successivo, quello più pericoloso: l’indifferenza.
Perché salvare gli umani?
Perché, perché, perché?
Dopo quegli eventi ed il ritrovamento di tutti quei morti, la chiesa venne sconsacrata e chiusa per un periodo indeterminato.
Fino ad allora nessuno vi era più entrato.
Le porte erano ancora sbarrate da assi di legno.
Aveva portato con sé un’accetta, un paio di guanti, una torcia, corde, un martello ed un cacciavite.
La chiesa era stata edificata decine di anni prima in un quartiere di periferia ormai completamente abbandonato, escludendo un paio di stabilimenti per il montaggio di prefabbricati in funzione anche di notte.
Tutt’intorno solo case diroccate e senza finestre, lampioni non funzionanti, strade mai asfaltate, una scuola anch’essa chiusa ed un’altalena da cui erano stati divelti i sedili alle cui catene era stato impiccato un cane, in avanzato stato di putrefazione, che dondolava sospinto dal vento.
La chiesa era una costruzione moderna senza stile e personalità, dalle linee essenziali, rivestita da un materiale dal colore stranamente violaceo.
Spiccava una vetrata dalla forma stellata costituita da piccoli e cangianti frammenti di vetro uniti a rappresentare i quattro cavalieri dell’Apocalisse.
Una breve scalinata ricoperta di ogni genere di rifiuto conduceva al portone.
Dark indossò i guanti, prese l’accetta dalla borsa degli attrezzi ed iniziò a colpire le assi di legno.
Scardinata la serratura, entrò e si fermò all’ingresso: due acquasantiere a forma di conchiglia si trovavano all’inizio della navata centrale; sulle colonne senza intarsi che le sorreggevano due targhe d’oro; su di una era inciso in caratteri calligrafici “L’inizio” e sull’altra “La fine”.
Tutto era stato lasciato come se lo ricordava: nessuno aveva impartito l’ordine di ripulire quel macello.
Avanzò tra le due file di panche, in plexiglas trasparente, fissate al pavimento di marmo bianco.
Lì aveva visto i corpi straziati di quelle ragazze, lì c’erano ancora litri di sangue raggrumato che deturpavano il pavimento a scacchiera.
Mentre procedeva su quelle scure macchie avvertiva dei brividi, aveva come l’impressione di calpestare quei corpi, di sentire le scarpe che si appiccicavano al pavimento, di scivolare su qualche viscere, che l’incedere dei suoi passi fosse una spenta eco dei colpi sui chiodi che spezzavano le ossa.
Immagini terribili si affacciavano davanti ai suoi occhi, senza che alcuna di esse fosse reale.
L’altare non era più ricoperto dal lino ricamato, ma si presentava nella sua fredda composizione metallica.
Intravedeva il crocifisso, appoggiato per terra.
Cercava di non cedere al panico, trovare la cripta dei vampiri era facile, in pochi minuti avrebbe portato a termine la sua ispezione.
Si portò dietro all’altare.
Era ricoperto di polvere e ragnatele; larve di insetti ne occupavano ogni angolo sfrigolando impercettibilmente.
Dark si chinò ed allontanò quanta più polvere possibile.
Se le indicazioni riportate sul sito erano giuste, la placca in metallo con su inciso “Omega” nascondeva l’interruttore.
Usò il cacciavite ed il martello per staccare la placca.
Sotto era nascosta un’incisione raffigurante Giuditta mentre tirandogli indietro con violenza i capelli, serrati con forza tra le dita, sgozza Oloferne.
Le teste delle due figure formavano la chiave: le premette contemporaneamente.
Attese qualche secondo immerso nel silenzio finchè la base dell’altare ruotò su se stessa descrivendo un angolo retto, accompagnata da indecifrabili suoni elettronici provenienti dal basso, un misto di rumori meccanici e segnali acustici diffusi da qualche computer.
Scese utilizzando la scaletta verticale d’acciaio fissata alla parete della cripta.
Sembrava interminabile, contò almeno cento scalini e non c’era assolutamente luce che gli consentisse di presagire la fine.
Quando finalmente raggiunse il pavimento, l’altare ritornò nella sua posizione iniziale ed un faretto arancione si accese sopra Dark.
Davanti, una porta alta almeno quattro metri e larga due, apparentemente senza pulsanti per aprirla, decorata da un finto-affresco: rappresentava un uomo nudo e bendato, il cui corpo era imprigionato da corde, che volgeva lo sguardo in alto come a cercare una via d’uscita, un aiuto od una luce.
Si avvicinò e la porta si aprì scomparendo lentamente nella parete di destra, rivelando uno spessore di almeno un metro.
Dark oltrepassò l’ingresso che si richiuse automaticamente alle sue spalle.
Di nuovo buio.
Una grande omega fosforescente comparve sulla porta, illuminando debolmente lo spazio intorno a Dark, poi una ad una si accesero diverse sorgenti di luce a livello del soffitto e del pavimento di quello che sembrava un laboratorio.
Al centro della stanza un tavolo su cui erano collocati cinque schermi al plasma su cui comparivano dati alfanumerici incomprensibili, come se fossero continuamente monitorati i parametri di funzionamento di qualche struttura all’interno.
In fondo, un’ enorme parete di metallo bronzeo, divisa in due parti da una porzione centrale argentea con due pulsanti triangolari, e senza nessuna apertura, con l’eccezione di due finestre ad oblò, del diametro di mezzo metro ciascuna, poste al centro delle due sezioni.
Le porte delle stanze ospitanti le bare.
Dark si mosse lentamente, mentre osservava affissi sulle pareti disegni, mappe e date ai quali non riusciva ad attribuire un significato logico.
Le indicazioni geografiche per un incontro?
Foto del Grand Canyon, foto della chiesa in cui si trovava, foto di quelli che sembravano fucili, ma dalla forma estremamente complessa, ricchi di accessori bellici, immagini dall’alto di città nascoste sotto il ghiaccio del satellite Io e decine di disegni di galassie accompagnate da informazioni da inserire in qualche macchinario per raggiungerle.
Avevano scoperto cancelli spazio-temporali non noti agli umani?
Fino a che punto avevano sviluppato la tecnologia fino ad allora nota?
Ed infine le istruzioni per risvegliare Sebastian o Caleb.
Dark lesse febbricitante quelle parole.
Non poteva sbagliare, il processo era irreversibile e la stessa persona non poteva innescarlo per entrambe le creature.
Doveva scegliere.
Speranza od olocausto.
Si affacciò al primo degli oblò, cercando tra i fumi di un ambiente portato ad una temperatura notevolmente al di sotto dello zero.
-Finalmente ti ho trovato-