Harry decide di trascorrere la notte a casa di Dark. E in una delle stanze vive un misterioso coinquilino.
-Dark, trascorreresti la notte con me? È da molto tempo che non mi addormento abbracciato a qualcuno-
Le parole affogarono nella sua gola strette dall’imbarazzo, mentre cingeva ancora più forte le spalle di Dark, come se temesse che potesse fuggire di fronte a quella tenera richiesta, che esulava dalle proposte standard che ci si scambia di solito fra omosessuali.
Dark vacillò per qualche secondo.
La sua mente visualizzò canali fognari straripanti di sangue e dolci abbracci in riva al mare.
La solitudine di una vuota ed immensa sala di un castello dei Carpazi e mani che si intrecciavano sul petto di Harry, cingendolo da dietro in un’eterna stretta.
Macerie di città rase al suolo dai bombardamenti e labbra che sospiravano di piacere.
-Lasciati andare, Dark. Ti chiedo solo di essere il mio compagno, almeno per questa notte. Di sentirti accanto quando mi addormento. Dopo posso anche scomparire in silenzio per sempre. Non sarebbe la prima volta-
-Andiamo via, usciamo di qua. Se non ti crea disagio, dormi da me. E domani mattina ci risveglieremo insieme-
Durante il tragitto in automobile Dark restò in silenzio.
Il suo cuore batteva ad un ritmo diverso, percorso da sincopi, come se fosse stretto da rovi che gli impedivano di contrarsi, se non dolorosamente, ed ogni volta che scrutava Harry, dall’enigmatica e serena espressione, i rovi crescevano insieme alla paura, conficcandosi nel cuore, in parte tormentandolo, in parte uccidendolo lentamente.
Percepiva il sangue che gli riempiva il pericardio, l’affanno dell’attesa, l’ansia dell’inaspettato.
Harry gli passò una mano tra i capelli scuri come l’antrace e Dark socchiuse gli occhi per un istante, ipnotizzato, per poi riaprirli subito immaginando che quelle dita così leggere fossero artigli.
Volse bruscamente lo sguardo verso Harry, che sorrise.
E lui ricambiò il sorriso, goffamente.
Che patetica creatura era diventato, cresciuto nell’odio e disabituato ai gesti di affetto e desiderio.
-Siamo arrivati. Benvenuto nel mio giardino inglese postnucleare-
Appena entrati nell’appartamento, più simile al quartier generale di un hacker adolescente che ad un’abitazione civile, Dark prese per mano Harry e con sospetta frettolosità lo condusse nella sua camera da letto, le cui pareti tinteggiate di colori caldi ed avvolgenti, erano quasi completamente coperte dalle riproduzioni dei più famosi quadri di Max Ernst e dalle opere di Dark stesso, in uno stridente connubio di fuga dalla realtà e di solipsismo narcisistico.
Fugacemente Harry riuscì scorgere una porta a vetro smerigliato che veniva chiusa lentamente dall’interno da una mano invisibile e fu sicuro per un istante di aver intravisto una figura maschile sdraiata ed immobile su un letto, con una mano chiazzata di liquido scuro che dondolava dal bordo delle lenzuola.
Anche il vetro gli sembrò lordo di schizzi purpurei.
Allontanò quell’immagine da sé, attribuendola all’alcool, e si fece trascinare da Dark nel buio della sua camera.
E della sua esistenza.